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35th ASICS Austrian Women Run

Indosso la felpa della maratona di Barcellona e le GEL-CUMULUS 25 ai piedi. Sono al gate di partenza in aeroporto in attesa che una voce al microfono annunci l’inizio dell’imbarco del mio volo di ritorno a Milano. Voltandomi noto un ragazzo che mi fissa. 

Hai corso oggi? C’era la maratona a Vienna?

Rispondo che sì, avevo corso ma non la maratona, bensì una gara di 10km per sole donne.

Per sole donne? Che senso ha fare una gara per sole donne?

Che senso ha? Vasco forse risponderebbe che un senso non ce l’ha, ma la realtà è che un senso ce l’ha eccome.

La scorsa domenica si è tenuta a Vienna la trentacinquesima edizione della ASICS Austrian Women Run. Un’occasione unica per correre tutte insieme per 5 o 10 km ognuna spinta dalle proprie motivazioni, con la sospensione dei giudizi e spronando l’un l’altra a raggiungere il proprio obiettivo.

Più che una gara è una grande festa all’interno del parco di Prater dov’è stata allestita un’immensa area expo degna delle più grandi maratone internazionali.

Due giornate ricche di attività e iniziative dedicate esclusivamente al mondo femminile. Perché spesso capita che a una donna non resti tempo da dedicare a sé stessa. I bisogni degli altri vengono sempre prima. Così non rimane più tempo da dedicarci, nella speranza di riuscire ad essere le madri perfette, le figlie modello, le fidanzate impeccabili.

Ma come potremmo essere tutto questo senza prenderci cura di noi stesse? Basta poco. Il tempo di una passeggiata, una corsa o un workout a cui magari far seguire un caffè o un pranzo in compagnia.

Quante mamme hanno a cuore che i propri figli inizino a far sport fin da bambini? La mia in primis che a tre anni mi ha portato a un corso di acquaticità in piscina e da allora e per tutta la mia adolescenza mi ha sempre accompagnato ad ogni allenamento o gara di ginnastica aerobica. Tutto il tempo e le energie che lei ha dedicato a me le ha sottratte a sé stessa. Sono certa l’abbia fatto con piacere, per vedermi felice.

Oggi, da donna a donna, le direi di non rinunciare completamente al suo tempo. Se potessi glielo restituirei con gli interessi, ma questo non è possibile. Quello che posso fare è ricordarle di ritagliarsi del tempo, per fare una lezione di yoga o un giro al parco con Rocket, il nostro cagnolino. Vorrei che lo facesse e capisse da sé quanto bene potrebbe farle, al corpo e alla mente.

Lavoro, figli o circostanze che sfuggono al nostro controllo possono portare una donna a smettere di fare sport. Durante la serata di sabato donne di età diverse, provenienti da diversi paesi hanno portato la loro testimonianza su cosa le abbia spinte in un periodo della loro vita a interrompere di svolgere qualsiasi tipo di attività sportiva. Un applauso spontaneo è seguito al termine di ogni intervento, come a voler dire “ehi è tutto passato, non sei sola”. É stato un momento di forte empatia.

Magnetiche sono state le parole dell’intervento tenuto da Fiona Berwick, responsabile ASICS per la comunicazione a livello globale, e della dottoressa Dee Dlugonski, ricercatrice all’istituto di Medicina dello Sport dell’Università del Kentucky impegnata nello studio che sta conducendo ASICS, Move Every Mind.

Quello trascorso a Vienna è stato un weekend ricco di incontri, riflessioni e nuove connessioni. Come quelle createsi con il magnifico gruppo di ASICS Frontrunner di cui ricorderò le risate fatte insieme oltre all’indimenticabile momento in cui Merilù ha letto i fondi del caffè di Sara. O quella creatasi nel bel mezzo della gara, sul percorso dei 10 km con una ragazza, una perfetta sconosciuta. 

Dopo averla affiancata, vedendola in difficoltà, l’ho esortata a non mollare.

Don’t give up, follow me.

Mi sono messa davanti e ho fatto il ritmo. Con la coda dell’occhio ho controllato che mi seguisse. Così facendo abbiamo ripreso un gruppetto di 3 ragazze davanti a noi. Dopo un paio di chilometri, voltato l’angolo ho visto in lontananza l’arco di palloncini che segnava la linea del traguardo.

Una delle 3 ragazze ha allungato il passo. Ho cercato di non lasciarla scappare ma era troppo veloce per me. Ma ecco spuntare la sconosciuta a cui avevo dato supporto non molto prima restituirmi il favore incitandomi di non mollare. Abbiamo tagliato il traguardo tutte a pochi centesimi di secondo di distanza. Un gioco di squadra improvvisato ma ben riuscito.

Una gara da cui non mi aspettavo assolutamente nulla ma che mi ha dato e mi lascerà molto, come l’esperienza vissuta e tutte le magnifiche donne che ho incontrato.

Who run the world? GIRLS!

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Move Every Mind
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