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Io, la maratona e Barcellona

Nessuno mi aveva detto che sarebbe stato facile. Preparare una 100 km è tutto fuorché facile, non solo perché devo misurarmi su una distanza a cui non mi sono mai nemmeno lontanamente avvicinata, ma anche, e soprattutto, perché questo significa correre ad un ritmo decisamente più lento di quello a cui mi sono abituata negli ultimi mesi.

Sto scoprendo che correre lenti è quasi più difficile che correre veloci. Abituarmi ai nuovi ritmi non è semplice, ci sto provando.

Così tra una corsa lenta e l’altra finalmente è arrivato il primo appuntamento importante di questa preparazione: la maratona di Barcellona. Non potendo andare forte (che poi forte si fa per dire) almeno mi potrò divertire nella mia gara preferita: la maratona.

Sull’aereo, mentre viaggiavo alla volta della città catalana, la frase che continuavo a ripetermi era:

“domenica non ti devi comportare come se stessi per correre la gara della stagione, è solo un allenamento”.

Ho pensato che a furia di ripetermelo sarei riuscita ad autoconvincermi.

Senza lasciarmi quasi nemmeno il tempo di atterrare, Barcellona mi ha da subito travolta in un vortice di euforia ed entusiasmo con i suoi colori e i suoi profumi. Mi sono catapultata a ritirare il pettorale e a respirare l’aria dell’expo, in cui trascorrerei ore e ore ogni volta. La sensazione che provo è quella di essere circondata da milioni di amici, con i quali mi viene spontaneo scambiare due parole o fare una battuta. È la magia della corsa, che ci avvicina e ci unisce.

Una volta in possesso del mio pettorale, n. 10835, non ho avuto dubbi su come avrei trascorso il resto del pomeriggio: sarei andata diretta al mare. Ho passeggiato sul lungo mare, dal quartiere la Barceloneta, passando per il porto e arrivando alla Rambla de mar, in prossimità della statua di Cristoforo Colombo, per poi risalire la Rambla ed andare a riposare un po’ perché gara o non gara, l’indomani sarei dovuta essere in forma e riposata: mi aspettavano 42.195m da correre.

Domenica mattina ho voluto fare tutto con estrema calma: la colazione, la preparazione e il tragitto per raggiungere Plaça d’Espanya, il luogo della partenza. Era una giornata perfetta, con temperatura mite, cielo terso e il sole che baciava la pelle di noi runners in trepidante attesa, riscaldandola con il suo, ancora per ora, dolce tepore.

Per una volta ho fatto bene ad azzardare l’outfit da gara, sfoggiando un look con canotta e manicotti, poiché avevo previsto che nel giro di qualche ora le temperature si sarebbero alzate notevolmente. Ogni tanto ho qualche buona idea.

Sono entrata in griglia all’ultimo minuto, giusto un attimo prima che scoccassero le 8:30, l’orario di partenza. Come accade sempre nei primi metri di inizio di una competizione mi sono lasciata trasportare dal flusso dei runners che mi circondavano e dalle acclamazioni delle persone che popolavano la piazza.

Avevo iniziato il mio allenamento con testa e giusto quel pizzico di emozione dettato dal contesto. Ci siamo diretti subito verso Camp Nou per poi dirigerci verso Casa Batlò e la Sagrada Familia.

All’altezza del 15° km è arrivato il primo rettilineo in falsopiano che ci ha condotto fuori dalla città sulla Avenida Meridiana. In realtà tutta la città, apparentemente in piano, è in leggero sali scendi, aspetto da non trascurare nel decidere la tattica di gara. Procedendo non ho fatto che sperare che il giro di boa fosse vicino per terminare in fretta quel tratto di percorso, non proprio di estremo fascino.

In corrispondenza della mezza maratona sono passata sul pont Calatrava, dove ho trovato un po’ di sollievo dal sole battente correndo dei piccoli tratti all’ombra. Le temperature cominciavano ad essere quasi proibitive, specialmente se non si è abituati a correre con più di 20°. Per fortuna avevo con me i miei occhiali da running che mi proteggevano dal riverbero dei raggi del sole sull’asfalto, facendomi risparmiare forze ed energia, e con i numerosi ristori dislocati ogni 2,5 km lungo il percorso sono riuscita a rinfrescarmi dapprima buttandomi solo qualche goccia d’acqua addosso, più avanti svuotandomi intere bottigliette in testa per provare sollievo. Il beneficio era immediato, sentivo di riprendere la lucidità e la potenza che il caldo mi stava sottraendo.

Ed ecco arrivare il secondo rettilineo, l’Avenida Diagonal. Non mi piace correre sui rettilinei a/r, mi fanno percepire maggiormente il senso della fatica e riesco a distrarmi meno, perché continuo a pensare a quanto manca prima di poter tornare indietro. Per fortuna questa volta il viale alberato e il tifo delle persone presenti mi hanno infuso la carica per affrontare con il giusto spirito quei km.

Ero al 30° km ed ero quasi arrivata di fronte al Forum quando ad un tratto, guardandomi attorno, l’attenzione mi cade sull’insegna di un ristorante/pizzeria, probabilmente italiano, dal nome “VAPIANO”. L’ho preso come un segnale subliminale. Effettivamente non stavo per niente rispettando i tempi accordati con il coach Matteo. Forse era meglio che mi dessi una calmata, anche se avrei preferito continuare a correre a sensazione, sempre senza esagerare, ma assecondando il passo che mi veniva più spontaneo.

Proseguendo abbiamo imboccato l’Avenida Litoral correndo lungo tutto quel tratto di costa fino al Port Olimpic dove abbiamo svoltato per riavventurarci nelle vie della città in direzione dell’Arc de Triomf, a mio avviso uno dei passaggi più belli, che mi ha ricordato il passaggio a Porta Venezia quando ho corso la maratona nella mia Milano.

Ero al 38° km e ormai sentivo già il profumo del traguardo, nonostante cominciassi a sentirmi provata e sempre più debilitata dal caldo. Ma ancora una volta sono state le persone accorse per sostenere noi maratoneti a tenermi su di morale. Sentire gridare il mio nome, “SARA ÁNIMO”, Sara coraggio, mi ha scatenato un’adrenalina incredibile in corpo che mi ha fatto sfoderare tutte le forze che mi restavano. Ho scoperto di avere ancora abbastanza energie per arrivare in sprint alla finish line.

Il calore della gente si faceva sentire sempre di più, il tifo era sempre più smoderato. Il mio sorriso era dedicato a ciascuna di quelle persone, era il mio ringraziamento per il supporto che mi stavano dando. Mi sono messa a urlare ed esultare insieme a loro, era un fomentarsi a vicenda. Alla fine ho dedicato a tutti un vigoroso applauso, se lo meritavano.

La passerella per raggiungere l’arrivo mi è sembrata lunghissima, e nonostante non vedessi l’ora di completare gli ultimi metri non volevo arrivare, perché questo avrebbe significato la fine del mio viaggio.

Ho corso i 42.195 m in 3 ore e 43 minuti, esagerando un po’ rispetto ai patti. Non sono riuscita a contenere l’entusiasmo e l’energia che Barcellona mi ha trasmesso, sarebbe stato un peccato non vivere appieno questa esperienza.

Dal punto di vista della preparazione alla 100km però ho toppato. D’ora in avanti non mi saranno più concessi errori di questo tipo se non voglio compromettere gli allenamenti dei prossimi mesi: l’obiettivo è arrivare pronta e carica il 25 maggio, non di certo stanca e affaticata.

Una cosa è certa: Barcellona mi ha regalato splendide emozioni, oltre che un po’ di abbronzatura!

Il prossimo appuntamento importante sarà il 14 aprile per la seconda maratona da correre come allenamento, questa volta nella capitale francese: Parigi.

Quindi, ÁNIMO!

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