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This is for me

Questo è per me. Ma anche per te. Per voi. Per tutte noi, che non siamo le Wonder Woman moderne. Donne sempre attive, piene di energie, impeccabili in tutto ciò che fanno. Quel tipo di donna non esiste, se non nei film, nelle pubblicità e nei momenti in cui decidiamo di non ammettere, in primis con noi stesse, che siamo stanche. Stanche di mostrarci sempre al 100%, sempre alla ricerca di qualcosa di bello e interessante da fare.

Anima sana in corpore sano. Questa la filosofia, nonché acronimo, di Asics, il brand che ha lanciato la campagna This is for me, una collezione amica della natura, con alcuni capi realizzati con più del 50% di materiali riciclati, dalle tonalità delicate, ispirata ovviamente alla donna. A una donna che ama muoversi. Che si ama. E si sente bella. 

Ma che cos’è la bellezza?

Leggendo un articolo su una famosa rivista mi sono trovata a riflettere sul significato di questa parola e a quanta importanza le attribuiamo nell’arco della nostra esistenza. Il concetto di bellezza ci è trasmesso dall’esterno, almeno inizialmente. Ciò che è considerato bello oppure no lo impariamo dagli altri, e restiamo condizionati e intrappolati in certi canoni che magari non condividiamo e di cui non sentiamo di far parte. Ma li accettiamo e ambiamo a raggiungere il tipo di bellezza imposto dalla società.

Tuttavia il bello, almeno in filosofia, è qualcosa che va oltre l’ordinario, che ci stupisce, fa uscire da schemi rigidi. Bello non è perfezione, tutto il contrario. È bello ciò che è dinamico, vitale, in continuo mutamento ed evoluzione. Non ha nulla a che vedere con un concetto fisso, statico.

La ricerca della bellezza è la ricerca di un equilibrio che possiamo ambire a trovare attraverso il movimento. Ci muoviamo per trovare armonia con noi stessi. Nessuno può farlo al posto nostro, è un cammino personale, slegato da qualsiasi tipo di schema. Intraprendere questo tipo di cammino significa prenderci cura di noi stessi, senza aver paura di mostrarci per come siamo realmente. I nostri difetti sono ciò che ci rendono unici. Mostriamoli, senza paura del giudizio altrui. Chi giudica vede gli altri come diverso da sé e ha paura. Il diverso spaventa. È più facile accogliere chi si riconosce come simile a noi. Il diverso può essere anche la nostra stessa immagine riflessa allo specchio, che non corrisponde a ciò che vorremmo vedere.

Siamo libere di piacerci, ma anche no. Anche questa è una forma di libertà. Ma pur non piacendoci possiamo cercare di star bene, non facendo dipendere tutta la nostra felicità dal nostro involucro che è il corpo. E fino a quando non saremo in grado di accogliere il diverso non saremo liberi.

Siamo liberi di muoverci come e quanto ci va, all’interno di una routine che ci siamo costruiti, in base ai nostri bisogni e alle nostre necessità, e che ci faccia star bene dentro e di conseguenza anche fuori. Non deve ridursi a un espediente per modellare e cambiare il nostro corpo. Il movimento ci deve far star bene con noi stessi, qualsiasi sia la nostra forma, misura o dimensione.

Prendiamoci cura del nostro corpo con amore, senza ossessioni. Nutriamolo e diamogli sollievo dopo ogni allenamento. Non viviamo di privazioni, nel costante senso di colpa. Impariamo a volerci bene, davvero. 

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361° Strata 4
Correre con me. E le Ultrafly 3.

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