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La resa dei conti: Collemar-athon e i miei primi 50 km

Ho perso il conto dei km che ho corso in questi mesi, a dirla tutta non ne ho mai tenuto traccia. Non ho avvertito nessun segnale di affaticamento fino alla settimana in cui avrei dovuto correre l’ultima lunga distanza prima del Passatore: 42km in maratona con l’aggiunta di un riscaldamento iniziale di 8km, per un totale di 50km.

Negli allenamenti di martedì e giovedì il mio corpo mi ha lanciato dei segnali: mi sentivo pesante, goffa nei movimenti, facevo fatica a correre. In altre parole ero stanca. Ho iniziato a preoccuparmi e a pensare come reagire. Sapevo che poteva esserci il rischio di arrivare affaticati in questa fase delicata della preparazione, ma non credevo, forse peccando di presunzione, che potesse succedere a me.

Con queste premesse venerdì 3 maggio sono partita alla volta di Fano, dove domenica avrei corso la Collemarathon… + 8.

Ho scoperto che questa è una maratona molto ambita da chi come me si appresta a correre il Passatore, per almeno due motivi: cadendo sul calendario nei primi giorni di maggio consente di avere le giuste settimane di recupero e inoltre presenta un percorso costellato di costanti sali e scendi, il che la rende un ottimo allenamento per la 100km di fine maggio.

Poi c’è chi la corre una volta e se ne innamora, com’è successo al mio compagno di squadra Ale che quest’anno è arrivato alla sua quinta Collemarathon. È stato grazie a lui e a Stefano, altro habitué e amante di questa gara, che sono venuta a conoscenza della maratona delle Marche, anche conosciuta come maratona dei valori, per l’attaccamento verso il territorio e lo sport che dimostrano gli abitanti dei comuni coinvolti.

Sabato mattina ho fatto un allenamento di 40 minuti con Ale e Ste che hanno colto l’occasione per farmi da ciceroni nella scoperta della cittadina. Il resto della mattinata l’abbiamo trascorso tra il ritiro dei pettorali alla Rocca Malatestiana, un giro al mercato e il verificare gli aggiornamenti meteo per l’indomani, sperando di correre all’asciutto.

Domenica mattina la sveglia la è suonata molto presto: avevo deciso di prendere il primo bus-navetta che sarebbe partito alle 6:45 per la località di Barchi, dove era dislocata la partenza della maratona e dove avrei fatto il mio riscaldamento in tutta tranquillità. Appena arrivata ho consegnato la sacca con il cambio che l’organizzazione mi avrebbe fatto trovare all’arrivo a Fano e ho iniziato a correre facendo un giro tondo attorno alle mura che delimitano il centro storico, per un totale di 500m scarsi con un discreto dislivello.

Ho attirato l’attenzione degli altri runner in quanto ero l’unica ad aver iniziato di buon’ora il riscaldamento. Intorno alle 8:30 ho concluso i miei 16 giri delle mura per un totale di 8km, in perfetto orario poiché la partenza era prevista alle 9:00. Pensavo che sarebbe stato noioso correre per circa 40 minuti girando in tondo, invece devo ammettere che sono riuscita a distrarmi facilmente e il tempo è volato! Mi sentivo bene, avevo buone sensazioni: ero di nuovo in forma.

Ricongiuntami con Ale e Sergio, miei compagni di squadra, ci siamo diretti verso la zona della partenza, con alle spalle la Porta Nova che per l’occasione è stata addobbata con una splendida decorazione realizzata ad uncinetto. Quando sono partite le note della canzone “The final countdown” Ale si è girato verso di noi dicendoci “è la canzone che mettono sempre prima della partenza, ci siamo!”. Il suono della bombarda medievale e un’infinità di coriandoli lanciati per aria hanno segnato l’inizio della 17° edizione della maratona che dal colle ci avrebbe condotto al mare, da qui deriva il nome Collemar-athon.

La partenza era in discesa ma ero consapevole che le salite sarebbero arrivate presto. Lasciandoci alle spalle Barchi ci siamo diretti in direzione di Mondavio con un passaggio nei pressi della Rocca Roveresca, dove alcuni degli abitanti ci hanno accolto vestiti in abiti d’epoca.

Ci siamo poi diretti verso Orciano, proseguendo in direzione S. Giorgio per poi giungere, poco prima di Piagge, al 14° km per godere dello spettacolo in cui il colle e il mare si fondono in un unico paesaggio offrendo uno spettacolo senza paragoni.

Fin dal principio ho corso insieme ad Ale, che il 25 maggio si presenterà per la seconda volta sulla linea di partenza del Passatore. Avevamo concordato di correre insieme ad un’andatura facile per entrambi. Questo ci ha concesso di chiacchierare molto, del più e del meno anche se, inevitabilmente, il discorso è caduto spesso e volentieri sul nostro imminente obiettivo: la 100km. Ho chiesto ad Ale molti consigli per cercare di affrontarla al meglio.

Tra una chiacchiera e l’altra e gli attimi trascorsi ad ammirare in silenzio lo splendido paesaggio dei colli marchigiani siamo giunti al passaggio della mezza maratona nell’antico borgo di Cerasa dove, come da tradizione della corsa, c’erano ad attenderci dei volontari pronti ad offrirci un bicchierino con delle buonissime fragole!

Mentre correvo facevo sempre più caso a quante persone, soprattutto anziane, aspettavano di veder passare i runner affacciati alla finestra, al balcone, fuori dalla porta di casa o sulla veranda. Veniva istintivo salutare e ringraziare queste magnifiche persone, anche solo con un sorriso e augurare loro una buona domenica.

Superato anche S. Costanzo dopo pochi km siamo giunti al ristoro del 30° km e da lì è iniziata la discesa verso il litorale di Sassonia a Fano. Questo 30° km era in realtà per me il 38° considerando i km del riscaldamento iniziale. Ho bevuto un bicchiere di sali e mangiato un pezzo di banana. Le gambe c’erano, la testa pure. Stavo bene ed ero pronta a proseguire.

Ale mi è stato molto di aiuto perché in più di un’occasione mi ha fatto rallentare visto che, presa dalle chiacchiere, stavo aumentando il passo senza rendermene conto. Verso il 34° km, dovendo scendere una mini rampa per percorrere un brevissimo tratto di sterrato, ho sentito le gambe irrigidirsi. Non ero stanca, sentivo solo che le gambe erano diventate un po’ dure. Ho fatto qualche passo in cui sarò sembrata la sorella del soldatino di piombo cercando poi di riprendere a correre in maniera fluida. Mi ci è voluto qualche km per riprendere una bella andatura, ma alla fine ce l’ho fatta.

Ormai stavamo ripercorrendo i tratti di strada che avevamo battuto il sabato mattina, in una zona conosciuta, eravamo quasi giunti al traguardo. Siamo passati dal porto, costeggiando il mare, irrequieto per il temporale che minacciava di accanirsi contro di noi. Si era alzato un fortissimo vento contrario, che ci ha reso difficile avanzare, ma che di certo non ci ha fermato.

Lungo l’ultima salita che dal lungo mare ci avrebbe condotti al centro storico di Fano abbiamo incontrato i nostri supporter Ste, Tommaso e Manuela ad aspettarci e incitarci per quegli ultimissimi km. Vederli mi ha messo in circolo una scarica di adrenalina che è cresciuta ancora di più nel momento in cui ho guardato per la prima volta il mio gps Garmin Fenix e ho letto sul quadrante che mi mancavano solo pochi metri per raggiungere i 50 km.

Aveva iniziato a piovigginare ma importava poco, vedevo in lontananza l’arco dell’arrivo. Facendo attenzione a non scivolare sul porfido mi sono staccata da Ale in modo tale che potesse tagliare il traguardo mano nella mano con il piccolo Tommy come da loro consueta abitudine. Io ho aumentato il passo per raggiungere il mio Ste, che era oltre la linea di arrivo ad attendermi a braccia aperte.

Avevo appena corso per 50 km in 4h 27min con facilità, quasi senza accorgermene. È stato un traguardo davvero molto importante perché avevo simbolicamente raggiunto in ottime condizioni il Passo della Colla, la metà della distanza che correrò il 25 maggio. È stata un’iniezione di fiducia che non mi fa adagiare sugli allori, ma mi fa ben sperare. Sicuramente la compagnia e il contesto hanno giocato un ruolo non indifferente nella mia performance.

Scampati per un pelo all’acquazzone che è scoppiato dopo 5 minuti dal nostro arrivo, tutti quanti insieme siamo andati a brindare nel nostro locale preferito, Da Peppe, con un buon boccale di birra e, crepi l’avarizia, con una succulenta fetta di cheesecake da leccarsi i baffi. Ce l’eravamo meritata!

E chissà che non sia nato anche per me l’amore per questa Collemarathon…

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